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June 27 No more word: Fatti non paroleLa difesa del diritto non può e non deve essere un eufemismo in un paese democratico, essa deve essere posta al di sopra di qualsiasi altra cosa o interesse politico, per questo si è lottato e centinaia di migliaia di persone sono morte, per questo il diritto è difeso dalla costituzione e da protocolli internazionali e non può essere interpretato. Oggi il diritto in Italia non è garantito e la vicenda di Kassim Britel ne è la prova lampante.
Vorremmo ricordare che Kassim è un cittadino italiano ingiustamente incarcerato e torturato con accuse infamanti dalle quali è stato scagionato con formula piena e ciò nonostante, dopo cinque anni, continua ad essere tenuto prigioniero in palese violazione del diritto internazionale e della carta dei diritti dell’uomo. L’articolo 9 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani recita “nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato”. Questo fondamentale diritto, nel caso di Kassim non solo è stato violato ma non è stato difeso dalle autorità italiane. Egli è stato incarcerato e accusato di terrorismo in quanto traduceva in italiano testi religiosi arabi e li metteva in rete. L’articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani recita “ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti”. L’Italia ha riconosciuto e firmato la carta dei diritti fondamentali dell’uomo e si è impegnata a difenderla, l’Italia è impegnata in guerre che provocano migliaia di vittime innocenti sostenendo che queste guerre sono per la difesa dei diritti umani e della libertà ma l’Italia non garantisce al proprio interno quei diritti che dice di voler esportare. Questo non è più tollerabile. Le parole non bastano più, occorrono fatti che dimostrino che l’Italia difende il diritto al diritto a prescindere dalla razza o dalla religione.
Per questo secondoprotocollo, IND e Unacr lanciano la campagna “NO MORE WORD” invitando quanti vorranno aderire a farlo in qualsiasi modo ritengano opportuno partendo dalla richiesta di immediata liberazione per ABOU ELKASSIM BRITEL ingiustamente detenuto e torturato da oltre cinque anni ma soprattutto dimenticato dall’Italia, da quell’Italia che dice di voler difendere i diritti umani nel mondo ma che non li garantisce al proprio interno.
No more word, basta parole vogliamo fatti. Per aderire alla campagna per la liberazione di Abou Elkassim Britel è sufficiente seguire questo link indicando il proprio nome cognome e se possibile il proprio blog o sito. Tutte le email ricevute verranno consegnate all’ambasciata marocchina in Italia, al Ministero dell’Interno, a quello degli Esteri e al Ministero di Grazia e Giustizia. Allo stesso indirizzo è possibile segnalare altre violazioni dei diritti fondamentali di cui si è venuti a conoscenza.
Redazione campagna NO MORE WORD June 22 Così è Se Vi ParE...Nulla è più complicato della sincerità.
Ma se è tutto qui il male! Nelle parole! Abbiamo tutti dentro un mondo di cose; ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch'io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com'egli l'ha dentro? Crediamo d'intenderci; non c'intendiamo mai! Nulla e nessuno è come appare..... |
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