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    January 07

    Altro che tg italiani e media...

     

    Uno scritto di un pacifista italiano che si trova a gaza.

    Mentre scrivo i carri armati israeliani sono entrati nella «Striscia». La giornata è iniziata allo stesso modo in cui è finita quella che l'ha preceduta, con la terra che continua a tremare sotto i nostri piedi, il cielo e il mare, senza sosta alcuna, a tramare sulle nostre teste, sui destini di un milione e mezzo di persone che sono passate dalla tragedia di un assedio, alla catastrofe di bombardamenti che fanno dei civili il loro bersaglio predestinato. Il posto è avvolto dalle fiamme, cannonate dal mare e bombe dal cielo per tutta la mattina. Le stesse imbarcazioni di pescatori che scortavamo fino a quale giorno fa in alto mare, ben oltre le sei miglia imposte da Israele come assedio illegale criminoso, le vedo ora ridotte a tizzoni ardenti. Se i pompieri tentassero di domare l'incendio, finirebbero bersagliati dalle mitragliatrici degli F16, è già successo ieri. Dopo questa massiccia offensiva, finito il conteggio dei morti, se mai sarà possibile, si dovrà ricostruire una città sopra un deserto di macerie. Livni dichiara al mondo che non esiste un'emergenza umanitaria a Gaza: evidentemente il negazionismo non va di moda solo dalle parti di Ahmadinejad. I palestinesi su una cosa sono d'accordo con la Livni, ex serial killer al soldo del Mossad, (come mi dice Joseph, autista di ambulanze): più beni alimentari stanno davvero filtrando all'interno della striscia, semplicemente perché a dicembre non è passato pressoché nulla, oltre la cortina di filo spinato teso da Israele. Ma che senso realmente ha servire pane appena sfornato all'interno di un cimitero? L'emergenza è fermare subito le bombe, prima ancora dei rifornimenti di viveri. I cadaveri non mangiano, vanno solo a concimare la terra, che qui a Gaza non è mai stata così fertile di decomposizione. I corpi smembrati dei bimbi negli obitori invece dovrebbero nutrire i sensi di colpa, negli indifferenti, verso chi avrebbe potuto fare qualche cosa. Le immagini di un Obama sorridente che gioca a golf sono passate su tutte le televisioni satellitari arabe, ma da queste parti nessuno si illude che basti il pigmento della pelle a marcare radicalmente la politica estera statunitense. Ieri (venerdì, ndr) Israele ha aperto il valico di Herez per far evacuare tutti gli stranieri presenti a Gaza. Noi, internazionali della Ism, siamo gli unici a essere rimasti. Abbiamo risposto oggi (ieri, ndr) tramite una conferenza stampa al governo israeliano, illustrando le motivazioni che ci costringono a non muoverci da dove ci troviamo. Ci ripugna che i valichi vengano aperti per evacuare cittadini stranieri, gli unici possibili testimoni di questo massacro, e non si aprano in direzione inversa per far entrare i molti dottori e infermieri stranieri che sono pronti a venire a portare assistenza ai loro eroici colleghi palestinesi. Non ce ne andiamo perché riteniamo essenziale la nostra presenza come testimoni oculari dei crimini contro l'inerme popolazione civile ora per ora, minuto per minuto. Siamo a 445 morti, più di 2.300 feriti, decine i dispersi. Settantatré, al momento in cui scrivo, i minori maciullati da bombe. Al momento Israele conta tre vittime in tutto. Non siamo fuggiti come ci hanno consigliato i nostri consolati perché siamo ben consci che il nostro apporto sulle ambulanze come scudi umani nel dare prima assistenza ai soccorsi potrebbe rivelarsi determinante per salvare vite. Anche ieri un'ambulanza è stata colpita a Gaza City, il giorno prima due dottori del campo profughi di Jabalia erano morti colpiti in pieno da un missile sparato da un Apache. Personalmente, non mi muovo da qui perché sono gli amici ad avermi pregato di non abbandonarli. Gli amici ancora vivi, ma anche quelli morti, che come fantasmi popolano le mie notti insonni. I loro volti diafani ancora mi sorridono. Ore 19.33, ospedale della Mezza Luna Rossa, Jabalia. Mentre ero in collegamento telefonico con la folla in protesta in piazza a Milano, due bombe sono cadute dinanzi all'ospedale. I vetri della facciata sono andati in pezzi, le ambulanze per puro caso non sono rimaste danneggiate. I bombardamenti si sono fatti ancora più intensi e massicci nelle ultime ore, la moschea di Ibrahim Maqadme, qui vicino, è appena crollata sotto le bombe: è la decima in una settimana. Undici vittime per ora, una cinquantina i feriti. Un'anziana palestinese incontrata per strada questo pomeriggio mi ha chiesto se Israele pensa di essere nel medioevo, e non nel 2009, per continuare a colpire con precisione le moschee come se fosse concentrato in una personale guerra santa contro i luoghi sacri dell'islam a Gaza. Ancora un'altra pioggia di bombe a Jabalia, e alla fine sono entrati. I cingoli di carri armati che da giorni stazionavano al confine, come mezzi meccanici a digiuno affamati di corpi umani, stanno trovando la loro tragica soddisfazione. Sono entrati in un'area a nord-ovest di Gaza e stanno spianando case metro per metro. Seppelliscono il passato e il futuro, famiglie intere, una popolazione che scacciata dalle proprie legittime terre non aveva trovato altro rifugio che una baracca n un campo profughi. Siamo corsi qui a Jabaila dopo la terribile minaccia israeliana piovuta dal cielo venerdì sera. Centinaia e centinaia di volantini lanciati dagli aerei intimavano l'evacuazione generale del campo profughi. Minaccia che si sta dimostrando purtroppo reale. Alcuni, i più fortunati, sono scappati all'istante, portandosi via i pochi beni di valore, un televisore, un lettore dvd, i pochi ricordi della vita che era in una Palestina per sempre occupata perduta una sessantina di anni fa.. La maggioranza non ha trovato alcun posto dove fuggire. Affronteranno quei cingoli affamati delle loro vite con l'unica arma che hanno a disposizione, la dignità di saper morire a testa alta. Io e i miei compagni siamo coscienti degli enormi rischi a cui andiamo incontro, questa notte più delle altre; ma siamo certo più a nostro agio qui nel centro dell'inferno di Gaza, che agiati in paradisi metropolitani europei o americani, che festeggiando il nuovo anno non hanno capito quanto in realtà siano causa e complicità di tutte queste morti di civili innocenti. 

    restiamo umani

    Vik

    Vittorio Arrigoni:

    blog:  http://guerrillaradio.iobloggo.com/

    websites della missione: 
    http://www.freegaza.org/
    e   
    www.palsolidarity.org  

    April 03

    Pochi lo sanno ma...

    La legge prevede la possibilita´ di rifiutarsi di votare e metterlo a verbale.
    Quando si va al seggio e dopo che le schede sono vidimate si dichiara che ci si rifiuta di votare e si vuole che sia messo a verbale.
    Le schede di rifiuto vengono CONTATE e sono VALIDE, contrariamente alle schede nulle o bianche o all´astensione dal voto.
    Nessun media (chiaramente) ne parla, sembra che i giochi della CASTA siano gia´ fatti, come al solito la gente andra´ a votare il 'meno peggio'.
    Nel caso le schede di rifiuto arrivassero a un certo numero ( cosa mai successa nelle elezioni italiane) la casta avrebbe 'qualche problema' nell´assegnare i seggi vuoti e i media saranno obbligati a parlarne.
    Fate girare questa mail il piu´ possibile, e´ l´unica maniera per fare sentire la voce di tutti quelli che vogliono un sistema con persone nuove e non un branco di professionisti della politica.
    L'astensionismo passivo non fa percentuale di media votanti e riguardo alle elezioni legislative il nostro sistema di attribuzione non prevede nessun quorum di partecipazione.
    Quindi, se per assurdo nella consultazione elettorale votassero tre persone, ciò che uscirebbe dalle urne sarebbe considerata valida espressione della volontà popolare e si procederebbe quindi all'attribuzione dei seggi in base allo scrutinio di tre schede.
    Altresì le schede bianche e nulle, fanno si percentuale votanti, ma vengono ripartite, dopo la verifica in sede di collegio di garanzia che ne attesti le caratteristiche di bianche o nulle, in un unico cumulo da ripartire nel cosiddetto premio di maggioranza....(per assurdo sempre votando bianca o nulla se alle prossime elezioni vincesse Berlusconi le suddette schede andrebbero attribuite nel premio di Forza Italia).
    Esiste però un METODO DI ASTENSIONE, che garantisce di essere percentuale
    votante (quindi non delegante) ma consente di non far attribuire il proprio non-voto al partito di maggioranza. E´ infatti facoltà
    dell'elettore recarsi al seggio e una volta fatto vidimare il certificato elettorale, AVVALERSI DEL DIRITTO DI RIFIUTARE LA SCHEDA, assicurandosi di far mettere a verbale tale opzione; è possibile inoltre ALLEGARE IN CALCE AL VERBALE, UNA BREVE DICHIARAZIONE IN CUI, SE VUOLE, L'ELETTORE HA IL DIRITTO DI ESPRIMERE LE MOTIVAZIONI DEL SUO RIFIUTO (es.: 'Nessuno degli schieramenti qui riportati mi rappresenta')'.

    ECCO I RIFERIMENTI LEGALI

    D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361 - Art. 104
    ...OMISSIS
    Il segretario dell'Ufficio elettorale che rifiuta di inserire nel processo
    verbale o di allegarvi proteste o reclami di elettori è punito con la
    reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa sino a lire 4.000.000.
    ...OMISSIS)

    1) ANDARE A VOTARE, PRESENTARSI CON I DOCUMENTI + TESSERA ELETTORALE E
    FARSI VIDIMARE LA SCHEDA
    2) ESERCITARE IL DIRITTO DI RIFIUTARE LA SCHEDA (DOPO VIDIMATA), dicendo:
    'Rifiuto la scheda per protesta, e chiedo che sia verbalizzato.'
    3) PRETENDERE CHE VENGA VERBALIZZATO IL RIFIUTO DELLA SCHEDA
    4) ESERCITARE IL PROPRIO DIRITTO DI AGGIUNGERE, IN CALCE AL VERBALE, UN COMMENTO CHE GIUSTIFICHI IL RIFIUTO (ad esempio, ma ognuno decida il suo motivo: 'Nessuno dei politici inseriti nelle liste mi rappresenta')
    (D.P.R.30 marzo 1957, n. 361 - Art. 104)
    COSì FACENDO NON VOTERETE, ED EVITERETE CHE IL VOTO,NULLO O BIANCO, SIA CONTEGGIATO COME QUOTA PREMIO PER IL PARTITO CON PIù VOTI!!

    Questa è la PRIMA AZIONE LEGALE e DI PROTESTA

    March 20

    Riporto dal sito islam-online.net

    Bambini e famiglie, sappiamo che i bambini di Gaza sono vittime di un
    assedio che nega a loro ed alle loro famiglie medicinali e cure
    mediche, energia e le necessità basilari per la mera sopravvivenza.

    Non possiamo dimenticare che I bambini anche soffrono del isolamento e
    la sensazione di disperazione in un mondo che non sembra
    preoccuparsene di loro.
    Un caro amico a Gaza, Tarek Eslim, mi ha dato un'indirizzo per le
    famiglie di usare per scrivere ai piccoli di Gaza, per dare a loro
    l'amore, la speranza e l'amicizia che solamente i bambini capiscano
    appieno.

    Lettere possono essere mandate a:
    Mr. John Ging
    Operations Manager / Gaza Field Office
    Headquarters Gaza
    Gamal Abdul Nasser Street,
    Gaza City
    HQ Gaza, PO Box 140157
    Palestinian Authority
    Telefono: (+ 972 8) 677 7333 o (+ 972/0 8) 282 4508 (+ 1 212) 963 9571-3
    (via UN satellite network) Facsimile: (+ 972 8) 677 7555)

    UNRWA gestisce molte scuole in tutta la Palestina

    Chiediamo a tutte le famiglie di incoraggiare i propri bambini di
    mandare lettere, disegni, piccole pensierini e segni d'amicizia per
    comunicare ai bambini di una Gaza assediato che ci sono tantissimi
    bambini come loro nel mondo che vogliono avvicinarli ed abbracciarli
    in un gesto di amicizia e sostegno morale. Chiedete alle vostre scuole
    di coinvolgersi nell'iniziativa per promuovere il dialogo. Ogni
    lettera è un segno concreto che pace non è solo una parola, ma un
    impegno che tutti noi possiamo fare per migliorare il nostro mondo.
    Bambini sanno ancora cosa siano i sogni di pace, e loro possono
    condividere i sogni finché non diventano REALTA'!!!

    February 29

    Da: http://www.infopal.it/testidet.php?id=7729

    28-02-2008 Roma

    Striscia di Gaza
    Da ieri mattina all'alba, le forze israeliane hanno bombardato e massacrato 13 palestinesi e ne hanno feriti a decine.
    Per rappresaglia, la resistenza palestinese, nel pomeriggio, ha lanciato decine di razzi artigianali contro Sderot, la colonia israeliana a ridosso del confine con la Striscia di Gaza. Una donna è morta e alcuni altri coloni sono rimasti feriti.
    In serata, Israele ha bombardato un campo-giochi, cercando di colpire una piattaforma per il lancio di razzi, facendo a pezzi 3 bambini innocenti che stavano giocando a pallone. Molti altri sono rimasti feriti.
    Questi sono i fatti nella loro sequenza cronologica e di causa-effetto.
    Ebbene, il tg2 delle 20,30 ha aperto il servizio dalla Striscia di Gaza con un incredibile Pagliare inviato a...Gerusalemme, che raccontava dei 30 razzi della resistenza e poi del bombardamento israeliano, come fosse una risposta agli attacchi palestinesi, e non vice-versa. Ha pure aggiunto: "Anche da parte palestinese ci sono state vittime". Come? Anche da parte palestinese? Ma 13 morti ammazzati e decine di feriti meritano un'apertura di notizia, non una "concessione" a fine servizio. Inoltre, i fatti non si sono svolti secondo la sequenza da lui narrata, ma esattamente al contrario.
    Ci chiediamo come sia possibile manipolare l'informazione in modo così volgare e in barba a qualsiasi codice deontologico professionale. Le notizie non sono lo spettacolo di veline o di "Grandi Fratelli": la regola delle 5W il Pagliara dove l'ha lasciata?
    E' possibile che l'Ordine dei Giornalisti non intervenga a monitorare questo modo anti-etico di fare informazione?
    La Redazione di Infopal.it

    February 21

    Mediorientarsi

     
    Gli incontri si terranno alla facoltà di scienze politiche di Pavia.

    Sit-in

    Campagna Europea Contro l’Assedio di Gaza

    Togliere l’assedio – Far cadere il muro 

    L’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese – ONLUS,

    insieme alle organizzazioni italiane che sostengono il diritto del popolo palestinese,

    accoglie l’invito del Comitato Popolare per Togliere l’Assedio di Gaza

    e vi invita,

    sabato 23/02/2008 dalle ore 17:00 alle ore 19:00,

    a partecipare al sit-in in piazza San Babila (Metro linea rossa), a Milano, 

    a sostegno degli abitanti di Gaza

    La vostra partecipazione è un sostegno agli assediati 

    Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese – ONLUS 

    الحملة الأوروبية لرفع الحصار عن غزة

    La Campagna Europea contro l’embargo a Gaza

    دعوة الى اعتصام حاشد في مدينة ميلانو

    دعما للأهل في غزة

    فكوا الحصار – اسقطوا الجدار

    تجاوبا مع نداء الحملة الشعبية لفك الحصار عن غزة

    وتضامنا مع المحاصرين في قطاع غزة

    تدعوكم الجمعية الخيرية لمناصرة الشعب الفلسطيني وبالاشتراك مع المؤسسات المناصرة للحق الفلسطيني في ايطاليا:

    الى المشاركة بالاعتصام الجماهيري في مدينة ميلانو

    PIAZZA SAN BABILA

    METRO LINEA ROSSA

    وذلك يوم السبت 23-02-2008 وذلك من الساعة  17.00  -  19.00

    حضوركم ومشاركتكم دعما ومساندة للمحاصرين

    الجمعية الخيرية لمناصرة الشعب الفلسطيني


    January 01

    Buon 2008

    Vi auguro un anno pieno di pace, luce, gioia,
    che possiate realizzare i vostri sogni
    e che il 2008 possa regalarvi splendidi momenti.
    Vi amo in nome di Dio..
    December 10

    SucceDe

    La storia recente di questo paese è un susseguirsi di campagne d'allarme, sempre più ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando "emergenze" e additando capri espiatori. 

    Una donna è stata violentata e uccisa a Roma. L'omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena è la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L'odioso crimine scuote l'Italia, il gesto di altruismo viene rimosso. 

    Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena è stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignità? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che è italiana, e che l'assassino non è un uomo, ma un rumeno o un rom.
     
    Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all'uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanità. Delle loro condizioni, nulla è più dato sapere. 

    Su queste vicende si scatena un'allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le forze dell'ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada. 

    E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall'Italia.  Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla più forte, denunciando l' emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalità (1993-2006), non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli più bassi dell'ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa  2005, L'omicidio volontario in Italia e l'indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima è una donna; più di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro è sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide più della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto. 
     
    Nell'estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti, politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non è un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l'aspetto fisico e la disponibilità sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del World Economic Forum sul  Gender Gap, per quanto riguarda la parità femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell'influenza politica, l'Italia è 84esima. Ultima dell'Unione Europea. La Romania è al 47esimo posto. 
     
    Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo?
     
    Succede che è più facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell'insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione.

    Succede che è più facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all'assistenza sanitaria, al lavoro e all'alloggio dei migranti; che è più facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero.

    Succede che sotto il tappeto dell'equazione rumeni-delinquenza si nasconde la polvere dello sfruttamento feroce del popolo rumeno.
    Sfruttamento nei cantieri, dove ogni giorno un operaio rumeno è vittima di un omicidio bianco.
    Sfruttamento sulle strade, dove trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, metà delle quali minorenni, sono cedute dalla malavita organizzata a italianissimi clienti (ogni anno nove milioni di uomini italiani comprano un coito da schiave straniere, forma di violenza sessuale che è sotto gli occhi di tutti ma pochi vogliono vedere).
    Sfruttamento in Romania, dove imprenditori italiani - dopo aver "delocalizzato" e creato disoccupazione in Italia - pagano salari da fame ai lavoratori.

    Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d'ora di popolarità. Non si chiedono cosa avverrà domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra convivenza e solleticando quel microfascismo che è dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre già echeggiano, nemmeno tanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco.

    Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell'ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di libertà, dignità e civiltà; che rende indistinguibili responsabilità individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti.
    Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell'intolleranza il triangolo nero degli asociali, il marchio d'infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom.
    E non sembra che l'ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri.
    Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell'intelligenza e della ragione.
    Delitti individuali non giustificano castighi collettivi.
    Essere rumeni o rom non è una forma di "concorso morale".
    Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti.



    Nessun popolo è illegale.
    October 26

    20 ottobre 2007 Brescia - Mobilitazione nazionale per la libertà e i diritti dei migranti

    Per la libertà e i diritti dei migranti avrà luogo una mobilitazione nazionale sabato 27 ottobre a Brescia.
    La legge Bossi-Fini è ancora in vigore e non sembra ci sia la volontà di abrogarla, nemmeno di superare gli aspetti più razzisti che continuano a provocare il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei migranti. Abbiamo sentito nell’ultimo anno tante promesse, nessuna si è tradotta in realtà. Nei fatti non abbiamo visto alcuna discontinuità con i governi precedenti. Anzi abbiamo assistito ad un aumento di episodi razzisti di una gravità allarmante: amministratori locali che incitano la popolazione a cacciare rom e migranti. I migranti non sono considerati persone, soggetti che vogliono affermare i propri diritti sociali e politici, ma donne e uomini da usare nelle fabbriche, nel commercio, nelle cooperative come forza lavoro precaria e sottopagata. Da quasi due anni i migranti e le loro famiglie sono costretti a pagare centinaia di euro per ogni rinnovo del permesso di soggiorno. Gran parte di questi soldi vanno alle Poste Italiane senza che forniscano un servizio e un’assistenza adeguati. L’accordo tra lo Stato e le Poste si è rivelato solo un grande affare per le Poste e le casse dello Stato, un ulteriore costo per i migranti e un notevole allungamento dei tempi per rinnovare i permessi di soggiorno. Bisogna trasferire tutte le pratiche dalle questure e dalle Poste agli enti locali, comuni e circoscrizioni, in modo che i migranti non siano più costretti a fare umilianti code davanti agli sportelli e perché finalmente i permessi di soggiorno siano una normale certificazione amministrativa. Il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro continua ad essere il principale motivo della precarietà dei migranti oltre che rappresentare un costo economico e sociale eccessivo per i migranti: basti pensare che per lavorare i migranti devono avere una casa idonea con tanto di certificazione a norma degli impianti idraulico e elettrico.
    La diffusione dei cosiddetti regolamenti e patti sulla sicurezza sta alimentando un clima sociale ostile nei confronti dei migranti. I CPT continuano a essere aperti e svolgere la loro funzione repressiva e di controllo della libertà dei migranti.
    É necessaria una nuova sanatoria, base di partenza per l’introduzione della regolarizzazione permanente, di tutti i migranti presenti sul territorio.
    E venuto il momento che i migranti e gli antirazzisti riprendano la parola e si mobilitino in prima persona in due scadenze nazionali: il 27 ottobre a Brescia e il 28 ottobre a Roma.

    Sabato 27 ottobre ore 15.00
    piazza della Loggia – Brescia

    per l’abrogazione del protocollo di intesa con Poste Italiane basta dare i soldi alle poste per i permessi di soggiorno.
    per la rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro, fonte di precarietà e di ricatto sui luoghi di lavoro.
    per la chiusura definitiva dei Centri di Permanenza Temporanea (CPT) in cui continuano ad essere rinchiusi i migranti che non hanno commesso alcun reato. No ai regolamenti e ai patti sulla sicurezza che colpiscono i migranti e alimentano il razzismo
    per la sanatoria e la regolarizzazione permanente di tutti/e i/le migranti presenti sul territorio
    per l' abrogazione della Bossi-Fini
    per il rimborso dei contributi pagati per chi rientra definitivamente nel proprio paese

    Prime Adesioni
    Associazione Diritti per tutti (Immigrati in lotta), Coordinamento Immigrati Cgil Brescia e Provincia, Forum delle Associazioni degli Immigrati, Associazione Multietnica Castegnato, Centro islamico Vobarno e Valle Sabbia, Associazione islamica Mohammadiah, Associazione Sri Lanka-Italia, Tavolo Migranti ,Centro sociale Magazzino 47, Radio Onda d’Urto, Centro sociale 28 maggio SdL Intercategoriale, Centro islamico Bresciano, Confederazione Cobas, Associazione Sinistra Critica, Circolo Fai-Arci, Associazione Italia – Bangladesh, Giovani Comunisti Brescia, Associazione Il Maghreb, Associazione Essalam, Associazione Immigrati Franciacorta, Centro Islamico di Sarezzo, Coordinamento Immigrati Bergamo, Coordinamento Migranti Bologna, Gruppo Migranti Torino, Rete Cittadini di Fatto Milano, Laboratorio antirazzista L’Incontro La Spezia, Coordinamento Migranti Vicenza.
    October 24

    E` Permesso?

    “In questa terra, non conta l`individuo in quanto tale, bensì il documento di identità che egli possiede”.

     

    Con questa frase, padre Raed, parroco di Taybeh (vicino a Ramallah), ci ha coinvolti oggi in una importante riflessione, sulla possibilita` per tutte le persone di esercitare le liberta` piu` semplici. Noi citiamo spesso un detto della Bibbia: “chiedete e vi sara` dato”.

    Ci viene da sorridere ascoltando queste parole, perche` siamo consapevoli che ogni nostra richiesta difficilmente sara` rifiutata e nessun nostro diritto fondamentale in alcun modo verra` negato. Purtroppo pero`la pesantissima realta` che stiamo respirando in Palestina e` quella di un grido straziante che sale da un popolo intero quotidianamente soffocato dalle umiliazioni piu` insopportabili. E` assurdo dover pensare che cio` che per noi e` un diritto umano fondamentale, possa diventare in questa terra l`oggetto di un`insensata richiesta.

     

    L`ingiustizia dell`occupazione si concretizza davanti ai nostri occhi non appena arriviamo al primo check point israeliano. Qui, ogni palestinese subisce 24 ore su 24, in quei “Territori” Occupati che dovrebbero appartenergli, una continua violenza. Deve affrontare un ostacolo non solo fisico, ma soprattutto psicologico, che lo costringe ad umiliarsi attraverso un complesso sistema di permessi preventivi che deve implorare all`esercito occupante. Il permesso di muoversi di esistere e di muoversi sulla propria terra viene sempre piu` spesso negato, senza motivo.

    Padre Raed ci ha raccontato oggi  del dramma che vivono soprattutto le donne palestinesi incinte che, arrivando in ambulanza o con mezzi propri, si trovano sistematicamente bloccate ai check point. In preda ai forti dolori della vicina nascita, si trovano costrette ad affrontare un`assurda burocrazia, che spesso nega loro il permesso di passare, e dunque di raggiungere l`ospedale. Per questa ragione non hanno alcuna alternativa se non quella di partorire sul posto, in strada, sotto gli occhi di tutti. Le conseguenze drammatiche sono sempre piu` frequenti: complicazioni del parto e talvolta la morte del bimbo.

    Padre Raed ci ha spiegato come solamente nei dintorni di Taybeh lo scorso anno ci siano stati 76 parti ai posti di blocco, 23 dei quali conclusisi tragicamente. Tutti questi fatti ci sono stati confermati da suor Donatella, che lavora al Caritas Baby Hospital di Betlemme, un ospedale pediatrico che si ritrova oggi soffocato dal muro dell`apartheid e nonostante incredibili difficolta` accoglie senza alcun tipo di discriminazione  religiosa o etnica bambini affetti da patologie dell’apparato gastrointestinale e respiratorio.

     

    Purtroppo le liberta` che il “sistema dei permessi” nega sono anche altre. Immaginate quale patrimonio costituisca nel nostro Paese una famiglia composta da un medico, una insegnante di informatica, un laureando in business management e un falegname esperto. A Betlemme accade che una famiglia cosi`composta, sia costretta a sopravvivere sulla produzione domestica di piccoli souvenir in legno di ulivo, realizzati sotto la guida del capo famiglia. E` questo il caso della famiglia di Padre Ibrahim, dove dei professionisti non riescono a lavorare nel proprio settore, in quanto impossibilitati ad ottenere il permesso (da rinnovare ogni 3 mesi!) necessario per andare a lavorare a Gerusalemme. “Il permesso viene negato ad ogni palestinese che voglia andare nella capitale alla ricerca di un impiego – spiega George, ex falegname ormai disoccupato da 7 anni. Lo stesso accade a chi vorrebbe coltivare liberamente la propria terra. E’ il caso di un agricoltore di Beit-Jala che ci mostra la sua proprieta’ distrutta dalla costruzione di una by-pass road, strada riservata agli israeliani, che collega gli insediamenti illegalmente costruiti sul territorio palestinese.

     

    Anche la sfera degli affetti viene ridicolizzata e resa insignificante da questa perversa burocrazia. Ad esempio -ci spiega padre Firas, parroco di Aboud- un matrimonio tra una persona arabo-israeliana e una arabo-palestinese e’ oramai raro, perche` e` difficilissimo che la seconda possa ottenere il permesso di raggiungere il proprio coniuge nello stato di Israele e qui prendervi residenza. In molti casi, dunque, queste persone, una volta sposate, non avrebbero il diritto di vivere sotto lo stesso tetto.

    O ancora, ecco la storia della mamma di Loai, ragazzo palestinese di 20 anni che abbiamo incontrato nel campo profughi di Dheisheh. Ella ci racconta di come, pur essendo nata lei stessa nel campo, ancora speri di poter far ritorno al villaggio originario della sua famiglia. Da li`, i suoi parenti sono stati cacciati nel 1948 dalla pulizia etnica della Nakba (che in arabo significa catastrofe).  

     

    Permesso di nascere e permesso di lavorare.

    Permesso di muoversi e permesso di volersi bene.

    Permesso di rientrare a casa propria alla sera e di ritornare al proprio villaggio e alle proprie radici…

    Se non fosse per questa nostra “illegale” presenza di peacebuilding nei Territori Occupati, senza il permesso dell`autorità occupante, ci verrebbe da dover coinvolgere anche voi,

    chiedendovi il permesso…

    di leggerci!

     

    Aboud, 22 ottobre 2007

     

    Tutti a Raccolta 2008 – Pax Christi Italia

    Per contattare direttamente gli internazionali in Palestina: 00972 543176361

     

     

     

    June 27

    No more word: Fatti non parole

    La difesa del diritto non può e non deve essere un eufemismo in un paese democratico, essa deve essere posta al di sopra di qualsiasi altra cosa o interesse politico, per questo si è lottato e centinaia di migliaia di persone sono morte, per questo il diritto è difeso dalla costituzione e da protocolli internazionali e non può essere interpretato. Oggi il diritto in Italia non è garantito e la vicenda di Kassim Britel ne è la prova lampante.

    Vorremmo ricordare che Kassim è un cittadino italiano ingiustamente incarcerato e torturato con accuse infamanti dalle quali è stato scagionato con formula piena e ciò nonostante, dopo cinque anni, continua ad essere tenuto prigioniero in palese violazione del diritto internazionale e della carta dei diritti dell’uomo.

    L’articolo 9 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani recita “nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato”. Questo fondamentale diritto, nel caso di Kassim  non solo è stato violato ma non è stato difeso dalle autorità italiane. Egli è stato incarcerato e accusato di terrorismo in quanto traduceva in italiano testi religiosi arabi e li metteva in rete. L’articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani recita “ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti”.

    L’Italia ha riconosciuto e firmato la carta dei diritti fondamentali dell’uomo e si è impegnata a difenderla, l’Italia è impegnata in guerre che provocano migliaia di vittime innocenti sostenendo che queste guerre sono per la difesa dei diritti umani e della libertà ma l’Italia non garantisce al proprio interno quei diritti che dice di voler esportare. Questo non è più tollerabile. Le parole non bastano più, occorrono fatti che dimostrino che l’Italia difende il diritto al diritto a prescindere dalla razza o dalla religione.

    Per questo secondoprotocollo, IND e Unacr lanciano la campagna “NO MORE WORD” invitando quanti vorranno aderire a farlo in qualsiasi modo ritengano opportuno partendo dalla richiesta di immediata liberazione per ABOU ELKASSIM BRITEL ingiustamente detenuto e torturato da oltre cinque anni ma soprattutto dimenticato dall’Italia, da quell’Italia che dice di voler difendere i diritti umani nel mondo ma che non li garantisce al proprio interno.

    No more word, basta parole vogliamo fatti. Per aderire alla campagna per la liberazione di Abou Elkassim Britel è sufficiente seguire questo link indicando il proprio nome cognome e se possibile il proprio blog o sito. Tutte le email ricevute verranno consegnate all’ambasciata marocchina in Italia, al Ministero dell’Interno, a quello degli Esteri e al Ministero di Grazia e Giustizia. Allo stesso indirizzo è possibile segnalare altre violazioni dei diritti fondamentali di cui si è venuti a conoscenza.

    Redazione campagna NO MORE WORD

    (www.secondoprotocollo.org)