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April 03 Pochi lo sanno ma...La legge prevede la possibilita´ di rifiutarsi di votare e metterlo a verbale. March 20 Riporto dal sito islam-online.netBambini e famiglie, sappiamo che i bambini di Gaza sono vittime di un assedio che nega a loro ed alle loro famiglie medicinali e cure mediche, energia e le necessità basilari per la mera sopravvivenza. Non possiamo dimenticare che I bambini anche soffrono del isolamento e la sensazione di disperazione in un mondo che non sembra preoccuparsene di loro. Un caro amico a Gaza, Tarek Eslim, mi ha dato un'indirizzo per le famiglie di usare per scrivere ai piccoli di Gaza, per dare a loro l'amore, la speranza e l'amicizia che solamente i bambini capiscano appieno. Lettere possono essere mandate a: Mr. John Ging Operations Manager / Gaza Field Office Headquarters Gaza Gamal Abdul Nasser Street, Gaza City HQ Gaza, PO Box 140157 Palestinian Authority Telefono: (+ 972 8) 677 7333 o (+ 972/0 8) 282 4508 (+ 1 212) 963 9571-3 (via UN satellite network) Facsimile: (+ 972 8) 677 7555) UNRWA gestisce molte scuole in tutta la Palestina Chiediamo a tutte le famiglie di incoraggiare i propri bambini di mandare lettere, disegni, piccole pensierini e segni d'amicizia per comunicare ai bambini di una Gaza assediato che ci sono tantissimi bambini come loro nel mondo che vogliono avvicinarli ed abbracciarli in un gesto di amicizia e sostegno morale. Chiedete alle vostre scuole di coinvolgersi nell'iniziativa per promuovere il dialogo. Ogni lettera è un segno concreto che pace non è solo una parola, ma un impegno che tutti noi possiamo fare per migliorare il nostro mondo. Bambini sanno ancora cosa siano i sogni di pace, e loro possono condividere i sogni finché non diventano REALTA'!!! February 29 Da: http://www.infopal.it/testidet.php?id=772928-02-2008 Roma Striscia di Gaza Sit-inCampagna Europea Contro l’Assedio di Gaza
Togliere l’assedio – Far cadere il muro L’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese – ONLUS, insieme alle organizzazioni italiane che sostengono il diritto del popolo palestinese, accoglie l’invito del Comitato Popolare per Togliere l’Assedio di Gaza e vi invita, sabato 23/02/2008 dalle ore 17:00 alle ore 19:00, a partecipare al sit-in in piazza San Babila (Metro linea rossa), a Milano, a sostegno degli abitanti di Gaza
La vostra partecipazione è un sostegno agli assediati Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese – ONLUS
الحملة الأوروبية لرفع الحصار عن غزة La Campagna Europea contro l’embargo a Gaza دعوة الى اعتصام حاشد في مدينة ميلانو دعما للأهل في غزة فكوا الحصار – اسقطوا الجدار تجاوبا مع نداء الحملة الشعبية لفك الحصار عن غزة وتضامنا مع المحاصرين في قطاع غزة تدعوكم الجمعية الخيرية لمناصرة الشعب الفلسطيني وبالاشتراك مع المؤسسات المناصرة للحق الفلسطيني في ايطاليا: الى المشاركة بالاعتصام الجماهيري في مدينة ميلانو PIAZZA SAN BABILA METRO LINEA ROSSA وذلك يوم السبت 23-02-2008 وذلك من الساعة 17.00 - 19.00 حضوركم ومشاركتكم دعما ومساندة للمحاصرين
الجمعية الخيرية لمناصرة الشعب الفلسطيني January 01 Buon 2008Vi auguro un anno pieno di pace, luce, gioia,
che possiate realizzare i vostri sogni
e che il 2008 possa regalarvi splendidi momenti.
Vi amo in nome di Dio.. December 10 SucceDeLa storia recente di questo paese è un susseguirsi di campagne d'allarme, sempre più ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando "emergenze" e additando capri espiatori. Una donna è stata violentata e uccisa a Roma. L'omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena è la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L'odioso crimine scuote l'Italia, il gesto di altruismo viene rimosso. Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena è stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignità? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che è italiana, e che l'assassino non è un uomo, ma un rumeno o un rom. Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all'uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanità. Delle loro condizioni, nulla è più dato sapere. Su queste vicende si scatena un'allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le forze dell'ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada. E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall'Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla più forte, denunciando l' emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalità (1993-2006), non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli più bassi dell'ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa 2005, L'omicidio volontario in Italia e l'indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima è una donna; più di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro è sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide più della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto. Nell'estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti, politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non è un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l'aspetto fisico e la disponibilità sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del World Economic Forum sul Gender Gap, per quanto riguarda la parità femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell'influenza politica, l'Italia è 84esima. Ultima dell'Unione Europea. La Romania è al 47esimo posto. Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo? Succede che è più facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell'insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione. Succede che è più facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all'assistenza sanitaria, al lavoro e all'alloggio dei migranti; che è più facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero. Succede che sotto il tappeto dell'equazione rumeni-delinquenza si nasconde la polvere dello sfruttamento feroce del popolo rumeno. Sfruttamento nei cantieri, dove ogni giorno un operaio rumeno è vittima di un omicidio bianco. Sfruttamento sulle strade, dove trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, metà delle quali minorenni, sono cedute dalla malavita organizzata a italianissimi clienti (ogni anno nove milioni di uomini italiani comprano un coito da schiave straniere, forma di violenza sessuale che è sotto gli occhi di tutti ma pochi vogliono vedere). Sfruttamento in Romania, dove imprenditori italiani - dopo aver "delocalizzato" e creato disoccupazione in Italia - pagano salari da fame ai lavoratori. Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d'ora di popolarità. Non si chiedono cosa avverrà domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra convivenza e solleticando quel microfascismo che è dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre già echeggiano, nemmeno tanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco. Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell'ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di libertà, dignità e civiltà; che rende indistinguibili responsabilità individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti. Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell'intolleranza il triangolo nero degli asociali, il marchio d'infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom. E non sembra che l'ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri. Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell'intelligenza e della ragione. Delitti individuali non giustificano castighi collettivi. Essere rumeni o rom non è una forma di "concorso morale". Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti. Nessun popolo è illegale. December 03 WahashtenyWahashteny..
3adad nogom el sama..
Wahashteny...
3adad kalam el hawa...
Wahashteny..
Fi koll yom ennama, ennama..
Wahashteny aktar w aktar...
Wehna sawa!!
October 26 Auguri LozaTi penso tanto Amore mio.. Oggi farai il tuo primo passo nella costruzione della tua vita, ed io purtroppo non potrò esserti vicina. Non potrò condividere con te questo momento; Non potrò recitare con te la Fatha; Non potrò appoggiarti nè consigliarti; Non potrò baciarti nè coccolarti; Il mio cuore si stringe, per egoismo, all'idea di pensarti senza me.. La Tua dolce metà, la metà con la quale hai combinato di tutto, oggi non potrà essere lì, non potrà stringerti la mano nè esultare.. Sappi però che il mio spirito ti volteggerà attorno e che il mio pensiero apparterrà solo a TE. 20 ottobre 2007 Brescia - Mobilitazione nazionale per la libertà e i diritti dei migrantiPer la libertà e i diritti dei migranti avrà luogo una mobilitazione nazionale sabato 27 ottobre a Brescia.
Per adesioni: migranti27ottobre@libero.it
La legge Bossi-Fini è ancora in vigore e non sembra ci sia la volontà di abrogarla, nemmeno di superare gli aspetti più razzisti che continuano a provocare il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei migranti. Abbiamo sentito nell’ultimo anno tante promesse, nessuna si è tradotta in realtà. Nei fatti non abbiamo visto alcuna discontinuità con i governi precedenti. Anzi abbiamo assistito ad un aumento di episodi razzisti di una gravità allarmante: amministratori locali che incitano la popolazione a cacciare rom e migranti. I migranti non sono considerati persone, soggetti che vogliono affermare i propri diritti sociali e politici, ma donne e uomini da usare nelle fabbriche, nel commercio, nelle cooperative come forza lavoro precaria e sottopagata. Da quasi due anni i migranti e le loro famiglie sono costretti a pagare centinaia di euro per ogni rinnovo del permesso di soggiorno. Gran parte di questi soldi vanno alle Poste Italiane senza che forniscano un servizio e un’assistenza adeguati. L’accordo tra lo Stato e le Poste si è rivelato solo un grande affare per le Poste e le casse dello Stato, un ulteriore costo per i migranti e un notevole allungamento dei tempi per rinnovare i permessi di soggiorno. Bisogna trasferire tutte le pratiche dalle questure e dalle Poste agli enti locali, comuni e circoscrizioni, in modo che i migranti non siano più costretti a fare umilianti code davanti agli sportelli e perché finalmente i permessi di soggiorno siano una normale certificazione amministrativa. Il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro continua ad essere il principale motivo della precarietà dei migranti oltre che rappresentare un costo economico e sociale eccessivo per i migranti: basti pensare che per lavorare i migranti devono avere una casa idonea con tanto di certificazione a norma degli impianti idraulico e elettrico. La diffusione dei cosiddetti regolamenti e patti sulla sicurezza sta alimentando un clima sociale ostile nei confronti dei migranti. I CPT continuano a essere aperti e svolgere la loro funzione repressiva e di controllo della libertà dei migranti. É necessaria una nuova sanatoria, base di partenza per l’introduzione della regolarizzazione permanente, di tutti i migranti presenti sul territorio. E venuto il momento che i migranti e gli antirazzisti riprendano la parola e si mobilitino in prima persona in due scadenze nazionali: il 27 ottobre a Brescia e il 28 ottobre a Roma. Sabato 27 ottobre ore 15.00 piazza della Loggia – Brescia per l’abrogazione del protocollo di intesa con Poste Italiane basta dare i soldi alle poste per i permessi di soggiorno. per la rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro, fonte di precarietà e di ricatto sui luoghi di lavoro. per la chiusura definitiva dei Centri di Permanenza Temporanea (CPT) in cui continuano ad essere rinchiusi i migranti che non hanno commesso alcun reato. No ai regolamenti e ai patti sulla sicurezza che colpiscono i migranti e alimentano il razzismo per la sanatoria e la regolarizzazione permanente di tutti/e i/le migranti presenti sul territorio per l' abrogazione della Bossi-Fini per il rimborso dei contributi pagati per chi rientra definitivamente nel proprio paese Prime Adesioni Associazione Diritti per tutti (Immigrati in lotta), Coordinamento Immigrati Cgil Brescia e Provincia, Forum delle Associazioni degli Immigrati, Associazione Multietnica Castegnato, Centro islamico Vobarno e Valle Sabbia, Associazione islamica Mohammadiah, Associazione Sri Lanka-Italia, Tavolo Migranti ,Centro sociale Magazzino 47, Radio Onda d’Urto, Centro sociale 28 maggio SdL Intercategoriale, Centro islamico Bresciano, Confederazione Cobas, Associazione Sinistra Critica, Circolo Fai-Arci, Associazione Italia – Bangladesh, Giovani Comunisti Brescia, Associazione Il Maghreb, Associazione Essalam, Associazione Immigrati Franciacorta, Centro Islamico di Sarezzo, Coordinamento Immigrati Bergamo, Coordinamento Migranti Bologna, Gruppo Migranti Torino, Rete Cittadini di Fatto Milano, Laboratorio antirazzista L’Incontro La Spezia, Coordinamento Migranti Vicenza. October 25 (Robert B. Dilts)" Maestro non è colui che sa già le risposte e possiede le soluzioni, ma chi è in grado di porre domande utili per indirizzare il processo di apprendimento" October 24 E` Permesso?“In questa terra, non conta l`individuo in quanto tale, bensì il documento di identità che egli possiede”.
Con questa frase, padre Raed, parroco di Taybeh (vicino a Ramallah), ci ha coinvolti oggi in una importante riflessione, sulla possibilita` per tutte le persone di esercitare le liberta` piu` semplici. Noi citiamo spesso un detto della Bibbia: “chiedete e vi sara` dato”.
Ci viene da sorridere ascoltando queste parole, perche` siamo consapevoli che ogni nostra richiesta difficilmente sara` rifiutata e nessun nostro diritto fondamentale in alcun modo verra` negato. Purtroppo pero`la pesantissima realta` che stiamo respirando in Palestina e` quella di un grido straziante che sale da un popolo intero quotidianamente soffocato dalle umiliazioni piu` insopportabili. E` assurdo dover pensare che cio` che per noi e` un diritto umano fondamentale, possa diventare in questa terra l`oggetto di un`insensata richiesta.
L`ingiustizia dell`occupazione si concretizza davanti ai nostri occhi non appena arriviamo al primo check point israeliano. Qui, ogni palestinese subisce 24 ore su 24, in quei “Territori” Occupati che dovrebbero appartenergli, una continua violenza. Deve affrontare un ostacolo non solo fisico, ma soprattutto psicologico, che lo costringe ad umiliarsi attraverso un complesso sistema di permessi preventivi che deve implorare all`esercito occupante. Il permesso di muoversi di esistere e di muoversi sulla propria terra viene sempre piu` spesso negato, senza motivo.
Padre Raed ci ha raccontato oggi del dramma che vivono soprattutto le donne palestinesi incinte che, arrivando in ambulanza o con mezzi propri, si trovano sistematicamente bloccate ai check point. In preda ai forti dolori della vicina nascita, si trovano costrette ad affrontare un`assurda burocrazia, che spesso nega loro il permesso di passare, e dunque di raggiungere l`ospedale. Per questa ragione non hanno alcuna alternativa se non quella di partorire sul posto, in strada, sotto gli occhi di tutti. Le conseguenze drammatiche sono sempre piu` frequenti: complicazioni del parto e talvolta la morte del bimbo.
Padre Raed ci ha spiegato come solamente nei dintorni di Taybeh lo scorso anno ci siano stati 76 parti ai posti di blocco, 23 dei quali conclusisi tragicamente. Tutti questi fatti ci sono stati confermati da suor Donatella, che lavora al Caritas Baby Hospital di Betlemme, un ospedale pediatrico che si ritrova oggi soffocato dal muro dell`apartheid e nonostante incredibili difficolta` accoglie senza alcun tipo di discriminazione religiosa o etnica bambini affetti da patologie dell’apparato gastrointestinale e respiratorio.
Purtroppo le liberta` che il “sistema dei permessi” nega sono anche altre. Immaginate quale patrimonio costituisca nel nostro Paese una famiglia composta da un medico, una insegnante di informatica, un laureando in business management e un falegname esperto. A Betlemme accade che una famiglia cosi`composta, sia costretta a sopravvivere sulla produzione domestica di piccoli souvenir in legno di ulivo, realizzati sotto la guida del capo famiglia. E` questo il caso della famiglia di Padre Ibrahim, dove dei professionisti non riescono a lavorare nel proprio settore, in quanto impossibilitati ad ottenere il permesso (da rinnovare ogni 3 mesi!) necessario per andare a lavorare a Gerusalemme. “Il permesso viene negato ad ogni palestinese che voglia andare nella capitale alla ricerca di un impiego – spiega George, ex falegname ormai disoccupato da 7 anni. Lo stesso accade a chi vorrebbe coltivare liberamente la propria terra. E’ il caso di un agricoltore di Beit-Jala che ci mostra la sua proprieta’ distrutta dalla costruzione di una by-pass road, strada riservata agli israeliani, che collega gli insediamenti illegalmente costruiti sul territorio palestinese.
Anche la sfera degli affetti viene ridicolizzata e resa insignificante da questa perversa burocrazia. Ad esempio -ci spiega padre Firas, parroco di Aboud- un matrimonio tra una persona arabo-israeliana e una arabo-palestinese e’ oramai raro, perche` e` difficilissimo che la seconda possa ottenere il permesso di raggiungere il proprio coniuge nello stato di Israele e qui prendervi residenza. In molti casi, dunque, queste persone, una volta sposate, non avrebbero il diritto di vivere sotto lo stesso tetto.
O ancora, ecco la storia della mamma di Loai, ragazzo palestinese di 20 anni che abbiamo incontrato nel campo profughi di Dheisheh. Ella ci racconta di come, pur essendo nata lei stessa nel campo, ancora speri di poter far ritorno al villaggio originario della sua famiglia. Da li`, i suoi parenti sono stati cacciati nel 1948 dalla pulizia etnica della Nakba (che in arabo significa catastrofe).
Permesso di nascere e permesso di lavorare.
Permesso di muoversi e permesso di volersi bene.
Permesso di rientrare a casa propria alla sera e di ritornare al proprio villaggio e alle proprie radici…
Se non fosse per questa nostra “illegale” presenza di peacebuilding nei Territori Occupati, senza il permesso dell`autorità occupante, ci verrebbe da dover coinvolgere anche voi,
chiedendovi il permesso…
di leggerci!
Aboud, 22 ottobre 2007
Tutti a Raccolta 2008 – Pax Christi Italia
Per contattare direttamente gli internazionali in Palestina: 00972 543176361
October 11 3id al fetr al mubarak a3adaho allah 3alaikom belkhair wal yomn wal barakat..Allahumma takabbal seyamana wa salatana
wa e3'fer lana zunubana wa sabbetna 3ala el iman
wa din al Islam,
ya Arham el Rahemin!! September 24 لا إله إلا أنت سبحانك إني كنت من الظالمين اللهم اغفر لى و لوالدي و للمؤمنين يوم يقوم الحساب September 13 RamadaNRamadaan Kareeem 3ala Ummet Rasul Allah!!
Auguri a tutti, che possa essere un mese di perdono e grazia.
September 10 Anno scolastico 2007-08Buon rientro a tutti gli studenti!!!!
In particolare un augurio speciale alla mia dolcissima Hala
che oggi avrà le prime lezioni alla scuola media!!!!
Inbocca al lupo a tutti che possa essere
un anno proficuo...
Che Dio sia con Noi.. September 03 Al-Hakim Al-Tirmidhi.Finchè il servo di Dio permane nel perpetuo ricordo del suo Signore, su di lui scende come pioggia la Misericordia; non appena smette di ricordarLo, ecco che arriva la siccità. July 29 an-Nisa, le Donne: una lettura coranicaDurante la crisi economica che afflisse l'Egitto, col netto accrescimento del tasso di disoccupazione che l'accompagnò, gli autori conservatori musulmani sollevarono la questione femminile. La rivoluzione del 1952 aveva assicurato alle donne l'accesso all'istruzione ed al mercato del lavoro, ma la successiva politica economica e di sviluppo era fallita. Invece di chiamare le cose col loro nome, cioè gli errori commessi nella politica economica, la colpa della disoccupazione fu data alle donne, perchè avevano sottratto posti di lavoro agli uomini. Come soluzione, proposero che le donne ritornassero a casa. All'inizio degli anni Settanta si affacciò l'idea di mandare in pensione anticipata le donne, in modo da creare posti di lavoro per gli uomini disoccupati. A un problema di natura politico-economica, gli intellettuali musulmani diedero una soluzione palesemente politica, giustificandola con argomentazioni religiose. Fu in quell'occasione che cominciai a rendermi conto che si stava giocando con carte truccate. Visto che gli studiosi conservatori, adducendo passi del Corano, volevano nuovamente relegare le donne al focolare domestico, cominciai a studiare il Corano con riferimento alla questione femminile. Il problema non è l'Islam. Una delle preoccupazioni fondamentali del Corano è la liberazione della donna; proprio le sure meccane sono dei manifesti in favore della parità di diritti. Ad esempio nella sura 39, "La sura delle schiere", al versetto 6, e in altri passi ancora: Ei v'ha creato da una persona sola, poi ne trasse il suo coniuge Il termine "suo coniuge" (zawjaha) non si riferisce ad un genere specifico, e nel Corano non si trova alcun riferimento al fatto che la donna sia stata creata dall'uomo, come è scritto invece nella Bibbia. Gli interpreti musulmani si sono successivamente serviti dell'Antico Testamento ed hanno dato un'interpretazione di tenore biblico, ma nel Corano si cercherà invano l'idea che la donna sia stata creata dalla costola dell'uomo. Nella storia coranica della creazione i due sessi sono posti sullo stesso piano. La divisione dell'anima in una coppia non genera la superiorità di una parte sull'altra. E' vero che nel Corano viene spesso citato il nome di Adamo, mentre non compare mai quello di Eva, ma qui Adamo non sta per l'uomo maschio e neppure per un determinato essere umano, ma rappresenta tutto il genere umano. Il Corano non opera alcuna distinzione né quando si tratta dell'agire religioso di uomo e donna, né quando si tratta della loro punizione o premiazione nell'aldilà. Se invece analizziamo il Corano dal punto di vista linguistico, punto di vista spesso trascurato da coloro che non trattandolo come testo non lo considerano oggetto delle regole e dei metodi dell'analisi testuale, rinveniamo elementi ancora più notevoli. Il Corano fa parte dei più antichi testi arabi, nei quali ci si rivolge esplicitamente a uomini e donne, senza distinzioni. Nella poesia araba antica, invece, il destinatario è esclusivamente maschile. Poeti preislamici, come 'Antara o Imru' al-Qais, parlano esclusivamente delle donne, sia come oggetto dei loro piaceri sia come oggetto di immagini linguistiche. Soltanto nei versi dei cosiddetti poeti sa'aliq, che girovagavano tra le tribù - dopo essere stati espulsi dalla tribù d'origine - e che non facevano parte dei poeti "ufficiali", troviamo che la donna occasionalmente viene direttamente interpellata. Troviamo per esempio che il poeta, rivolgendosi alla propria donna, si scusa per essere giunto in ritardo. Mentre nel discorso dominante la donna è semplicemente oggetto, presso i poeti sa'aliq diventa soggetto e destinataria del discorso. Il Corano amplia questo concetto. Esso parla di "uomini e donne penitenti", di "uomini e donne che ritornano", di "uomini e donne che si rivolgono a Dio". Questo è inusuale, perchè secondo le regole della grammatica araba l'occorrenza del genere maschile implica anche il femminile. La stessa cosa avviene nel francese: un gruppo di novantanove donne e di un solo uomo, dal punto di vista linguistico, risulta essere un gruppo di uomini. Il Corano, citando esplicitamente le donne e discostandosi dalle usanze linguistiche, vuole esprimere un determinato significato: sottolinea che si sta rivolgendo alle donne nello stesso modo in cui si rivolge agli uomini. Nelle sure più tarde del Corano, non sempre uomini e donne sono posti sullo stesso piano, in particolare nei versetti di rilevanza giuridica. Ma questi versetti non possono essere compresi al di fuori del loro contesto storico. Prendiamo per esempio la spesso citata questione del diritto ereditario. Il Corano prescrive che un fratello riceva il doppio di quanto riceve la sorella. Potremmo vedere in questo un'ingiustizia, ma lo possiamo anche considerare un progresso in una società nella quale la donna non aveva alcun diritto all'eredità. Per gli stessi seguaci di Muhammad fu difficile accettare questo cambiamento. "Perchè dobbiamo dare qualcosa a chi non porta la spada, non cavalca e non attacca il nemico?" - gli fu chiesto, secondo la tradizione. Il senso era: come possiamo dare qualcosa a qualcuno che non partecipa alla produzione? La produzione si basava soprattutto sui frutti delle guerre fra le diverse tribù; guerre combattute per la conquista di pascoli, acqua, foraggio, e naturalmente per il commercio e le carovane. Il guerriero era dunque un fattore essenziale della produzione, perchè difendeva la comunità. Se si vuole dare una spiegazione sociologica, il diritto all'eredità gli spettava in quanto produttore. E tuttavia, nonostante l'opposizione iniziale dei suoi seguaci, l'Islam garantiva la parte di eredità spettante alle donne. Questo significa che, nel suo particolare contesto storico, l'Islam era sensibile all'equiparazione tra uomini e donne. E' possibile prendere i versetti alla lettera e deplorare il fatto che alla donna spettasse soltanto la metà della parte di eredità che spettava all'uomo. Ma si può anche vedere, al contrario, una tendenza in atto nel Corano verso l'equiparazione, anche se le circostanze culturali e sociali di allora non ne consentivano la piena realizzazione. Oggi le circostanze sono diverse. Si può tentare di capire qual è lo spirito del testo. Esso è qualcosa di un po' diverso dalla sua forma esteriore; qualcosa che nell'esegesi tradizionale è stato identificato con "le intenzioni complessive della Rivelazione". Leggiamo: Gli uomini sono preposti alle donne, perchè Iddio ha preferito alcuni esseri sugli altri, e perchè essi donano dei loro beni per mantenerle. (IV:34) Questo versetto ha creato fino a oggi non poche difficoltà agli interpreti; esso viene citato soprattutto da coloro che vogliono criticare l'Islam, i quali talvolta del Corano conoscono solo quella frase o poco più. Cosa vuol dire esattamente "preferire" (faddala)? Il testo qui non è chiaro; dal punto di vista linguistico, non è nemmeno chiaro chi venga preferito a chi. Sembra che a essere preferiti siano stati gli uomini. Ciò vuol dire che il Corano preferisce gli uomini alle donne? Questa espressione compare nel Corano non solo in questo punto. Troviamo per esempio: E Dio ha preferito alcuni di voi sugli altri in ricchezze (XVI:71) Se volessimo interpretare questo versetto alla lettera come l'affermazione della preferenza per i ricchi rispetto ai poveri, avremmo capovolto la saggezza divina. Dal contesto del versetto si può ricavare che esso sta descrivendo una condizione esistente, e non giustificando un'ingiustizia o una disuguaglianza. Il versetto continua: Eppure quelli che sono stati preferiti non cedono delle ricchezze loro ai loro servi, per modo che siano in questo uguali. Il Corano si esprime contro la concentrazione della ricchezza, partendo proprio dalla stessa espressione che utilizza riferendosi al rapporto tra uomini e donne. Devo allora indagare questa espressione in tutte le sue occorrenze e capire come il Corano si esprima a proposito della ricchezza e della giusta distribuzione, per poter quindi rivolgere nuovamente la mia attenzione all'espressione "preferire", nel versetto citato sul rapporto tra uomo e donna. Prendendo in esame tutti i passi dove compare questa espressione, si ricava che essa contiene un'affermazione sulla percezione da parte degli esseri umani e non una valutazione da parte di Dio. "A voi sembra che Dio abbia preferito uno all'altro" è il senso in cui va inteso il versetto, o come dicevano gli esegeti più antichi: "Nella vostra immaginazione Dio ha preferito uno all'altro". Questo "a voi sembra" implicito compare spessissimo nel Corano, ed è molto importante perchè dà voce all'orizzonte di aspettativa dei destinatari. Non è dunque possibile attribuire al Corano una preferenza assoluta del maschile rispetto al femminile quando leggiamo: "Ei v'ha creato da una persona sola, poi ne trasse il suo coniuge". Il contrastato versetto (IV:34) continua: "e perchè essi donano dei loro beni per mantenerle". L'uomo è dunque "preposto alle donne" perchè è colui che si prende cura del sostentamento economico della famiglia. Ma come va intesa questa seconda parte della frase nel caso, oggi non raro, in cui la donna lavori per sostenere il marito disoccupato? Predomina per questo motivo sull'uomo? Qui è importante stabilire che cosa significhi "essere preposto". Letteralmente l'arabo dice: "Gli uomini stanno diritti (qawwamun) sopra alle donne". Con la frase "stanno diritti sopra" non si allude a un eventuale controllo o dominio. Simile è la posizione di Dio rispetto ai cieli ed alla terra: qayyumu s-samawat wa l-ard. Vuol dire che Dio veglia sulla terra, proteggendola. Qayyum qui significa "guardiano, colui che protegge". Se si analizzano il termine e le sue forme derivate, che gli uomini siano qawwamun sulle donne è da intendersi nel senso di "coloro che proteggono". Nei versetti in cui compaiono questo termine e le sue derivazioni, il tema è dunque la protezione, non il dominio. Ma l'interprete tende - il che è normale - a proiettare sul testo le caratteristiche del contesto sociale nel quale vive. Gli esegeti comprendono quindi il versetto alla luce della loro realtà sociale, attribuendogli il seguente significato: gli uomini sono migliori, o più importanti delle donne, etc. Essi interpretano il versetto nel senso della situazione presente, e non in relazione a un cambiamento che vada messo in atto. Gli interpreti pensano che le norme sociali siano già consolidate e che il testo serva alla loro giustificazione. Io invece mi sono convinto che quando si legge un testo non ci si debba sottomettere alle norme, soprattutto quando esse sono ingiuste. La maggior parte degli interpreti sono per loro natura conservatori; non considerano la realtà come necessariamente mutabile. Per loro il cambiamento è tutt'al più un movimento all'indietro, un rivolgersi a ciò che c'era prima, e interpretano il Corano di conseguenza, mentre ogni interpretazione deve tentare di comprendere il testo nel suo contesto originario. E questo non è facile. Se leggo il Corano, porto in me l'eredità di tutta la storia della sua interpretazione, che va dal Compagno del Profeta, Ibn 'Abbas, al telepredicatore shaykh Sha'rawi. E' necessario un certo lavoro scientifico per liberare il Corano dalle stratificazioni che si sono accumulate nella sua interpretazione; molti però temono questo lavoro. Preferiscono prendere una citazione qui e una frase là, esprimendo per mezzo del Corano ciò che avevano già in mente di dire. ("Una vita con l'Islam", ed. Il Mulino; pp. 95-101) June 27 No more word: Fatti non paroleLa difesa del diritto non può e non deve essere un eufemismo in un paese democratico, essa deve essere posta al di sopra di qualsiasi altra cosa o interesse politico, per questo si è lottato e centinaia di migliaia di persone sono morte, per questo il diritto è difeso dalla costituzione e da protocolli internazionali e non può essere interpretato. Oggi il diritto in Italia non è garantito e la vicenda di Kassim Britel ne è la prova lampante.
Vorremmo ricordare che Kassim è un cittadino italiano ingiustamente incarcerato e torturato con accuse infamanti dalle quali è stato scagionato con formula piena e ciò nonostante, dopo cinque anni, continua ad essere tenuto prigioniero in palese violazione del diritto internazionale e della carta dei diritti dell’uomo. L’articolo 9 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani recita “nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato”. Questo fondamentale diritto, nel caso di Kassim non solo è stato violato ma non è stato difeso dalle autorità italiane. Egli è stato incarcerato e accusato di terrorismo in quanto traduceva in italiano testi religiosi arabi e li metteva in rete. L’articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani recita “ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti”. L’Italia ha riconosciuto e firmato la carta dei diritti fondamentali dell’uomo e si è impegnata a difenderla, l’Italia è impegnata in guerre che provocano migliaia di vittime innocenti sostenendo che queste guerre sono per la difesa dei diritti umani e della libertà ma l’Italia non garantisce al proprio interno quei diritti che dice di voler esportare. Questo non è più tollerabile. Le parole non bastano più, occorrono fatti che dimostrino che l’Italia difende il diritto al diritto a prescindere dalla razza o dalla religione.
Per questo secondoprotocollo, IND e Unacr lanciano la campagna “NO MORE WORD” invitando quanti vorranno aderire a farlo in qualsiasi modo ritengano opportuno partendo dalla richiesta di immediata liberazione per ABOU ELKASSIM BRITEL ingiustamente detenuto e torturato da oltre cinque anni ma soprattutto dimenticato dall’Italia, da quell’Italia che dice di voler difendere i diritti umani nel mondo ma che non li garantisce al proprio interno.
No more word, basta parole vogliamo fatti. Per aderire alla campagna per la liberazione di Abou Elkassim Britel è sufficiente seguire questo link indicando il proprio nome cognome e se possibile il proprio blog o sito. Tutte le email ricevute verranno consegnate all’ambasciata marocchina in Italia, al Ministero dell’Interno, a quello degli Esteri e al Ministero di Grazia e Giustizia. Allo stesso indirizzo è possibile segnalare altre violazioni dei diritti fondamentali di cui si è venuti a conoscenza.
Redazione campagna NO MORE WORD June 22 Così è Se Vi ParE...Nulla è più complicato della sincerità.
Ma se è tutto qui il male! Nelle parole! Abbiamo tutti dentro un mondo di cose; ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch'io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com'egli l'ha dentro? Crediamo d'intenderci; non c'intendiamo mai! Nulla e nessuno è come appare..... |
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